No assegno di mantenimento all’ex coniuge se guadagna più di 1000 euro al mese

29 Mag No assegno di mantenimento all’ex coniuge se guadagna più di 1000 euro al mese

Tribunale di Milano, IX sez. civile. Conseguenze della sentenza n. 11504/17

Addio all’assegno divorzile se il coniuge debole guadagna più di mille euro al mese. A tanto ammonta, infatti, la soglia al di sopra del quale non si può ottenere il patrocinio a spese dello Stato, che può essere utilizzata come parametro per verificare se il richiedente è o meno indipendente economicamente. Il tutto dopo il revirement della Cassazione, contenuto nella sentenza n. 11504/17, ha mandato in soffitta il criterio della conservazione del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio: la dead line diventa dunque il reddito di 11.528,41 annui, tetto massimo al di sopra del quale il cittadino può pagare l’avvocato da sé e quindi deve ritenersi viva in una condizione di autosufficienza economica che esclude il diritto al trattamento economico successivo alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Un criterio, quello del gratuito patrocinio, che non risulta di certo esclusivo; l’alternativa è il reddito medio percepito nella zona in cui il richiedente vive e abita.

Stop a improprie rendite di posizione, l’assegno divorzile non si può trasformare in un’indebita misura per colmare le sperequazioni fra i redditi degli ex coniugi.

Dopo ventisette anni di onorato servizio mostrava ormai la corda il criterio del tenore di vita con cui è stato interpretato l’articolo 5 della legge divorzio della Cassazione, che ha impresso una svolta rivoluzionaria indicando un nuovo parametro per valutare la condizione del coniuge richiedente. Cosa si intende ora per indipendenza economica? Deve ritenersi che i giudici di legittimità si riferiscano alla capacità per una persona adulta e sana di provvedere al proprio sostentamento, inteso come capacità di avere risorse sufficienti per le spese essenziali – come vitto, alloggio, ed esercizio dei diritti fondamentali – tenuto conto del contesto sociale di inserimento. Nell’accertarlo, il giudice del merito deve verificare la sussistenza dei principali indici, vale a dire il possesso di redditi di qualsiasi specie e di cespiti patrimoniali, mobiliari e immobiliari. Conta insomma l’autoresponsabilità economica dei coniugi come persone singole.

Nella specie la moglie non ottiene l’assegno divorzile; nella ha chiesto per sé in sede di separazione, ma la circostanza non è dirimente. Il fatto è che all’epoca ha ottenuto l’intera proprietà dell’allora casa coniugale e la differenza di redditi con l’ex marito non risulta così pronunciata (2950€/mese lui, 1700€/mese lei) se si tiene conto che la donna è titolare di una società oltre che dell’immobile.

 



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