concorrenza-sleale

Concorrenza sleale

Individuazione di soci, collaboratori e dipendenti sleali e/o infedeli,
raccogliendo documentazione necessaria per le procedure legali e
per un eventuale licenziamento per giusta causa.

Concorrenza sleale

Concorrenza sleale, scorrettezza professionale e distrazione di clientela
Diritti da tutelare: Artt. 21052584 Codice Civile
Il nostro istituto investigativo si occupa di acquisire prove documentali producibili in sede giudiziaria contro l’utilizzo, in ambito economico e produttivo, di tecniche e mezzi illeciti per acquisire maggiori porzioni di mercato, fino alla distrazione di clientela arrecando così all’azienda  che subisce il danno un’ ingente  perdita in tema di fatturato e visibilità sul mercato.
L’attività investigativa di Toro Investigazioni contro la concorrenza sleale è volta a fornire prove documentali producibili in sede giudiziaria contro l’utilizzo, in ambito economico e produttivo, di tecniche e mezzi illeciti per acquisire maggiori porzioni di mercato, fino alla distrazione di clientela arrecando così all’azienda che subisce il danno  un’ ingente perdita in tema di fatturato e visibilità sul mercato.
Le attività di indagine di Toro Investigazioni hanno lo scopo di raccogliere informazioni e prove documentali producibili in sede di giudizio, volte a documentare le attività illecite ai sensi dei sopracitati articoli del Codice Civile, come ad esempio:
  • Violazioni di marchio o brevetto: utilizzo di marchi o loghi confondibili con quelli di un’altra azienda;
  • Inosservanza dei patti di non concorrenza o dei diritti di esclusiva;
  • Sottrazione di dipendenti e collaboratori;
  • Sviamento della clientela;
  • Infedeltà di soci, manager, e dirigenti;
  • Furto di tecnologia e informazioni aziendali riservate, spionaggio industriale, …;

In esito all’attività investigativa per l’accertamento della concorrenza sleale, Toro Investigazioni redige un dossier completo di immagini, video e contenuti multimediali che può essere prodotto a giudizio in fase dibattimentale, o altresì utilizzato per raggiungere un eventuale accordo in sede stragiudiziale.

 Concorrenza sleale

Giurisprudenza

LICENZIAMENTO PER CONCORRENZA SLEALE: EFFICACE ANCHE SE NON PREVISTO DAL CODICE DISCIPLINARE 
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 18169/2009, ha ritenuto efficace il licenziamento di un lavoratore per concorrenza sleale, in quanto effettuato nel rispetto della procedura prevista dall’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori, anche se tale fattispecie non era espressamente inclusa nel codice disciplinare esposto nella bacheca aziendale. La Corte ha ritenuto, infatti, che non è necessario indicare nel regolamento aziendale il dovere di fedeltà in quanto “obbligo fondamentale” che deriva dall’art. 2105 del codice civile.
IL DATORE DI LAVORO PUÒ CONTROLLARE I DIPENDENTI CON L’INVESTIGATORE PRIVATO 
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 23303/2010, ha chiarito che qualora l’imprenditore non sia sicuro dell’attività svolta dai propri dipendenti, può assumere dei professionisti investigatori per la sorveglianza dei dipendenti. Nello specifico la Suprema Corte ha sottolineato che quanto disposto dalle norme dello Statuto dei lavoratori in tema di tutela della dignità e libertà del lavoratore, non esclude il potere del datore di lavoro di controllare il corretto svolgimento della prestazione lavorativa. In aggiunta, viene accolta la possibilità che le verifiche di controllo di cui in oggetto siano poste in essere in modo occulto, ossia all’insaputa dei dipendenti.
LEGITTIMO IL LICENZIAMENTO PER SCARSO RENDIMENTO: SENTENZA DELLA CASSAZIONE 
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3125 del 10 febbraio 2010, ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente con uno “scarso rendimento” rispetto al livello di produttività media degli altri dipendenti. Secondo la Suprema Corte vi è stata una “violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente”.
LICENZIAMENTO GIUSTIFICATO SE IL DATORE DI LAVORO DIMOSTRA LO SCARSO RENDIMENTO DEL DIPENDENTE 
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 24361/ 2010, ha chiarito che l’imprenditore può legittimamente licenziare il lavoratore che, in ragione del suo scarso rendimento, provoca un aggravio di lavoro ed un malumore generalizzato ai colleghi. Nello specifico la Suprema Corte ha sottolineato che ai fini della legittimità del provvedimento datoriale è sufficiente che lo stesso dimostri l’assenza della normale diligenza che il lavoratore deve tenere nei confronti dell’azienda, utilizzando come parametro di valutazione gli obiettivi che quest’ultimo avrebbe dovuto raggiungere secondo i programmi aziendali, constatandone e provandone la sproporzione rispetto al risultato effettivo
CONDOTTA SCORRETTA E REITERATA: LEGITTIMO IL LICENZIAMENTO 
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22162/2009, ha precisato che un comportamento illecito reiterato (nel caso prospettato si trattava della falsificazione degli orari di lavoro svolti fuori sede) giustifica sempre il licenziamento disciplinare. Infatti, un’elusione sistematica delle disposizioni aziendali compromette definitivamente il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e dipendente. Per quanto riguarda la legittimità del recesso risulta irrilevante che i nuovi comportamenti illeciti siano stati compiuti anteriormente ad una precedente contestazione, per motivi analoghi, sanzionata con la sospensione dal servizio. L’azienda, infatti, necessita di un lasso di tempo per elaborare i dati e adottare un’adeguata decisione.

Case History

Il socio di minoranza

Un’ importante associazione di professionisti chiede a Toro Investigazioni di controllare la condotta di uno dei soci di minoranza dello studio; si sospetta un atto di concorrenza sleale e conseguente distrazione di clientela. L’interessato, osservato dalle nostre unità operative per qualche giorno, si reca nella capitale assieme al figlio, giovane laureato. I due incontrano, all’insaputa dell’associazione di professionisti nostra committente, alcune aziende clienti ed ex dello stesso studio associato. Appuriamo che l’obiettivo del soggetto controllato è quello di introdurre il figlio come futura figura di riferimento; il giovane ha da poco aperto la partita iva avviando quindi una piccola realtà aziendale con la quale si sarebbe sostituito, nell’arco del breve tempo, all’associazione nostra committente. L’oggetto sociale della neo realtà è identico a quello dello studio associato nostro committente. Il nostro cliente ha ottenuto gli elementi probatori necessari per agire legalmente nei confronti del malintenzionato, bloccare il suo disegno illecito, allontanarlo dall’associazione e recuperare la clientela.

Un complotto

Riccardo, security manager di un’azienda del settore elettronico. In virtù di sospetti nutriti su alcuni ingegneri del reparto produzione, lo stesso manager si rivolge a Toro Investigazioni. L’incarico che sottoscrive consiste nel verificare se uno dei dipendenti aziendali, l’ingegnere sul quale cadono i sospetti principali, stia complottando qualcosa ai danni dell’azienda; si teme che ci possa essere un collegamento tra lo stesso ingegnere ed un’ azienda concorrente, comportamento proibito dallo statuto dei lavoratori (art.7) e dal codice civile (art.2598cc) nonché dal contratto in essere tra lo stesso dipendente e l’azienda committente.
I controlli delle unità operative di Toro Investigazioni, già durante la prima giornata, notano che l’ingegnere in questione, a fine orario di lavoro, si ferma in un bar in un paese vicino la sede lavorativa. Qui incontra un soggetto di sesso maschile. I due uomini trascorrono qualche ora a lavorare sui rispettivi pc aziendali, si scambiano materiale informatico attraverso chiavette usb e sfogliano alcune carte sulle quali notiamo la presenza del logo dell’azienda committente. Le azioni e tutti i dettagli del caso vengono immortalati dalle macchine fotografiche dei nostri operatori.
Durante un primo incontro di update tra i due soggetti, appuriamo che l’ingegnere dell’azienda nostra cliente incontra un ex dipendente dall’azienda stessa, attualmente impiegato presso un’azienda concorrente. I documenti da loro osservati sono la bozza della futura politica commerciale dell’azienda committente, materiale teoricamente estremamente confidenziale e riservato.
Nei successivi controlli, notiamo che negli illeciti incontri serali post-lavorativi sono coinvolti anche altri due dipendenti dell’azienda nostra committente. Il materiale raccolto servirà al security manager nonchè allo studio legale dell’azienda stessa, per predisporre l’impianto accusatorio nei confronti dei tre malintenzionati.

Il socio di Alberto

Alberto, titolare di una piccola ma fruttuosa azienda del nord-est. Si rivolge a Toro Investigazioni per appurare se il suo ex socio sta rispettando le condizioni contenuto nel patto di non concorrenza, stipulato qualche mese fa e valido per i successivi due anni. Ci spiega: “Ho la sensazione che il mio ex-socio stia lavorando per un’azienda concorrente e che stia contattando i miei clienti cercando di deviarli nella nuova realtà per la quale lavora.”
Attiviamo i controlli del caso. I nostri accertamenti non smentiscono la tesi del nostro committente. La fattispecie in oggetto è la concorrenza sleale, la violazione del patto di non concorrenza e la conseguente distrazione di clientela.

Il calo di fatturato

Nicola, amministratore delegato di un’ importante azienda del settore cosmetico. Il management commerciale dell’azienda ha rilevato un grosso calo di fatturato in alcune province del centro e sud d’Italia; l’attenzione cade sull’operato degli addetti alle vendite operanti in quell’area; si analizzano i report che gli stessi rappresentanti compilano e attraverso i quali si relazionano con i vertici aziendali sul loro operato, sulle loro visite, sugli ordini e sui loro spostamenti (chilometri e spese sostenute). I conti non tornano e i sospetti aumentano.
Si attivano i controlli del caso. Toro Investigazioni, mediante una fitta rete di collaboratori professionisti attivati in tempi rapidi nel territorio in questione, effettua una serie di controlli a spot nelle zone segnalate dall’azienda committente. I controlli permettono di documentare che:
-uno dei rappresentanti, nei giorni in cui si svolgono i nostri accertamenti, non svolge attività lavorativa; per lo più l’autovettura aziendale messa a sua disposizione, viene utilizzata dal figlio neo patentato;
-uno dei rappresentanti effettua qualche visita commerciale durante la mattina; nel pomeriggio è solito recarsi a giocare a tennis; nei report settimanali che lo stesso invia all’ azienda, sostiene di svolgere attività lavorativa tutti i pomeriggi;
-uno dei rappresentanti svolge visite commerciali presso clienti non noti all’azienda committente; si presume si tratti di clientela della concorrenza; si appurerà in seguito che quest’ultimo lavora anche per un’azienda competitor proponendo quindi prodotti in diretta concorrenza rispetto a quelli commercializzati dal nostro committente;
-uno dei rappresentati lavora a giorni alterni presso il negozio di alimentari della moglie, trascurando quindi l’attività lavorativa per la quale l’azienda nostra committente lo paga profumatamente;
-solamente 2 degli osservati svolgono attività di rappresentanza in modo apparentemente regolare; i vertici aziendali confronteranno il nostro materiale prodotto con i report compilati da questi ultimi 2 rappresentanti notando comunque un’alterazione consistente dei chilometri e delle spese sostenute.

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Nel 2016 Toro Investigazioni ha risolto 208 casi